Mese: febbraio 2017

Hot spot

La Riforma del Senato che bolle in pentola. Il punto di vista della Scienza Politica

Pubblicato il 7 Nov 2015 in Hot spot

Taglio-parlamento-300x212
Fortunato Musella, Professore di Scienza Politica, Università di Napoli Federico II

Le riforme istituzionali sono un campo di studio e di – non molto frequente – applicazione della Scienza Politica. Lo si vede con la riforma del Senato in corso nel nostro paese, cha ha aperto un dibattito alimentato da contrapposizioni ideologiche o dalla difesa ad oltranza di posizioni (intra)partitiche. Il ridimensionamento del Senato proposto dal decreto Renzi-Boschi ha suscitato spesso reazioni radicali, più di principio che di merito. Pochi elementi sono sufficienti per inquadrare il problema dal punto di vista storico e comparativo.(more…)

Documenti

Coding: cos’è? Ve lo spiegano le donne

Pubblicato il 6 Nov 2015 in Documenti

Schermata 11-2457333 alle 16.34.05
Evelina Bruno, Content manager e courses developer

Coding vuol dire programmare, ovvero scrivere un codice di comandi che possa far funzionare un software. Ma soprattutto, vuol dire pensare logicamente, trovando soluzioni ai problemi. Parlare di coding sembra una questione tecnica, una roba da nerd, una faccenda da addetti ai lavori dell’informatica e del web.

E invece non è così: il coding è un approccio di pensiero per algoritmi, un pensiero computazionale necessario per comprendere la vita digitale pervasa da dispositivi e dalla Rete, il cosiddetto “internet delle cose”. I “nativi digitali” sono naturalmente capaci nell’uso delle tecnologie, ma il loro modo di pensare non ha avuto un’evoluzione altrettanto rapida: maneggiare quotidianamente dispositivi digitali non significa comprenderli e capirne le logiche. Ecco che coding è il modo di insegnare a programmare e a pensare, che entra nelle scuole mediato da formatori e docenti, per rendere capaci i bambini dai 3 ai 12 anni a immaginare e creare nuovi mondi digitali.

L’Unione Europea ha definito il coding come parte fondante della Open Education da realizzare entro il 2020 e ha creato da alcuni anni la Code Week per incoraggiarne la diffusione. Il Presidente Usa Obama ha esortato gli studenti delle scuole americane “non a usare le app ma a crearle“.

L’approccio pioneristico in tal senso parte dall’iniziativa del Lifelong Kindergarten del MIT Media Lab, che nel 2007 ha elaborato Scratch, un ambiente di apprendimento virtuale che è poi diventuto anche una lerning community con oltre 11.363.713 di progetti condivisi. Scratch è un linguaggio di programmazione che rende semplice creare storie interattive, giochi e animazioni, da condividere poi sul web. Oltre a Scracth ci sono tante modalità per insegnare a programmare e a incoraggiare il pensiero computazionale: dai giocattoli digitali ai robot nati con queste finalità. Laboratori e corsi sono entrati nelle scuole grazie alle singole iniziative di insegnanti illuminati, mentre nel contesto extrascolastico dominano da anni movimenti gratuiti come Coderdojo, oltre a recenti iniziative di associazioni, come Wister e Didasca, che insieme promuovono CODING FOR FUN, un percorso gratuito per sviluppare il pensiero computazionale, e a start up che vincono premi per imparare a programmare giocando, come nel caso di Tinkidoo.

Il coding, quindi, è un approccio pensato per chi vuole avere i primi rudimenti della Rete e infatti non è piaciuto solo a insegnanti di materie scientifiche ma anche a quelli di discipline umanistiche, protagonisti del cambiamento secondo i dati MIUR. Non solo, ma il coding è “un affare da donne”: proprio in questi giorni si stanno svolgendo a Roma e Napoli i giorni delle “coding girls”, ovvero coding lab nelle scuole secondarie tenuti da docenti universitari per circa 400 studentesse con la partnership –tra gli altri– del Consolato Americano che culmineranno nel prossimo week end con un hackathon al femminile presso la Palestra dell’Innovazione della Fondazione Mondo Digitale con le studentesse di Roma e Napoli.