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Mese: novembre 2018

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3 consigli per non aver più paura di parlare in pubblico

27 novembre 2018

Redazione Federica.euRedazione Federica.eu, Notizie dallo staff

Saper parlare in pubblico in maniera chiara e precisa è una competenza molto importante, tant’è che l’abbiamo inserita tra le skills da imparare prima dei 30 anni. In moltissimi si sentono sotto pressione all’idea di dover comunicare davanti ad una platea di gente, ma essere in grado di esprimersi senza ansie per presentare la propria idea, anche semplicemente ad un pubblico ridotto di colleghi, è fondamentale per la propria crescita professionale. Con qualche tecnica e tanto esercizio riuscirete a diventare buoni public speaker: ecco 3 consigli per costruire un discorso vincente!

1. Preparazione e allenamento

Il public speaking non è una dote innata ma può essere acquisita con esercizio e preparazione. Prima di parlare in pubblico bisogna organizzare un discorso e allenarsi perché improvvisare non basta… anzi per i beginners è davvero impossibile! Valutate bene le parti del vostro speech, dividetele, ottimizzatele, leggetele e ripetetele davanti allo specchio. Conoscere bene l’argomento che andrete a presentare è un plus non da poco: aiuta ad essere più sicuri, a non perdere il filo del discorso e a rispondere a eventuali domande.

2. Tono di voce e linguaggio del corpo

“Col tono giusto si può dire tutto, col tono sbagliato nulla: l’unica difficoltà consiste nel trovare il tono”, diceva lo scrittore irlandese George Bernard Shaw. Voce e linguaggio del corpo sono determinanti quando si parla ad una platea. Non tutte le parole vanno pronunciate allo stesso modo, bisogna saper catalizzare l’attenzione di chi ascolta grazie al tono, dando il giusto senso ai termini e non solo: scandite bene le parole, fate le giuste pause, stabilite un contatto visivo con il pubblico. La comunicazione non verbale è importantissima: esercitatevi davanti allo specchio per trovare il modo ottimale di comunicare il messaggio.

3. Domande a risposta aperta e storie per incuriosire il pubblico

Quante volte vi siete annoiati durante una presentazione o un discorso di un vostro collega? Spesso è andato per le lunghe senza dire qualcosa di davvero interessante. È fondamentale saper mantenere alta l’attenzione del proprio pubblico cercando di non stancare. Provate a porre delle domande a risposta aperta e cercate di non dire mai frasi fatte: iniziare un discorso con un “Il mondo sta cambiando” non è la maniera ottimale per incuriosire chi ascolta, è piuttosto consigliabile aprire con una frase del tipo “In che modo Facebook ha cambiato le vostre vite?”. Oppure perché non iniziare con una storia? Il pubblico si domanderà qual è il collegamento con l’argomento della presentazione e vi seguirà fino alla fine per capire come si chiude il cerchio.

 

Quali consigli dareste a chi ha paura di parlare in pubblico?

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Vuoi diventare un leader? Segui questi 5 consigli

20 novembre 2018

Redazione Federica.euRedazione Federica.eu, Notizie dallo staff

La leadership viene spesso descritta come una capacità innata, un talento naturale che solo alcune persone hanno la fortuna di possedere. In realtà si tratta di un’abilità che – come tutte le altre – può essere acquisita e padroneggiata grazie alla pratica costante, un atteggiamento positivo… e magari qualche dritta da parte di un esperto. Personalità come Elon Musk, Phil Knight e Jack Ma hanno raggiunto la vetta grazie a lavoro e dedizione e oggi sono in grado di ispirare i giovani di tutto il mondo: ecco i consigli di 5 leader di successo da mettere in pratica da subito.

1. “Rifai il letto” (William McRaven, ammiraglio della marina militare americana)

Fare il letto è il primo compito che siamo chiamati a svolgere la mattina: portarlo a termine è un piccolo successo che ci motiva a metterci alla prova in un compito più impegnativo, e poi un altro, e un altro ancora. Basta un minuscolo gesto per sviluppare una maggiore costanza e sicurezza di sé, tratti fondamentali di un buon leader.

Questa e molte altre dinamiche che intervengono nella formazione della personalità sono approfondite nel MOOC Introduzione alla psicologia della personalità.

2. “Non perdere tempo seguendo regole stupide” (Elon Musk, imprenditore)

Le regole sono fondamentali, ma il loro scopo dovrebbe essere quello di agevolare il lavoro e non di rallentarlo. Non abbiate paura di esprimere la vostra opinione e proporre soluzioni alternative se le circostanze lo richiedono.

Per capire come esprimersi al meglio e a trattare con colleghi, clienti e superiori, potete iscrivervi al MOOC Negoziazione e comunicazione efficace.

3. “Impara dal fallimento… degli altri” (Jack Ma, fondatore di Alibaba)

Imparare dai propri errori è una lezione che ci viene insegnata fin da piccoli, ma Jack Ma preferisce concentrarsi su un altro tipo di apprendimento: osservare ciò che fanno gli altri e cercare di comprendere come si potrebbe migliorare; questo è il modo più efficace per evitare di commettere gli errori altrui e cercare di raggiungere i propri obiettivi al primo colpo.

4. “Non dire mai alle persone come fare le cose” (Phil Knight, fondatore di Nike)

Secondo Phil Knight il compito di un leader è indicare “cosa” debba essere fatto, ma non necessariamente “come”. Essere umili e confrontarsi con gli altri è un consiglio valido in ogni contesto, ma lo è soprattutto in quello lavorativo: lasciare spazio alle proposte e alla creatività di ciascuno è il modo migliore per creare un ambiente più sereno e produttivo.

In altre parole, fidati dei tuoi collaboratori, dei tuoi colleghi, dei tuoi amici: le loro idee e metodi potrebbero stupirti.


5. “Occupati di ciò che è importante, delega ciò che è urgente”
(Dwight D. Eisenhower, generale e politico americano)

La matrice di Eisenhower è un’efficace strategia di time management: si tratta di suddividere la propria lista di cose da fare in quattro sezioni, organizzate secondo i parametri di importanza e urgenza. Nel primo quadrante ci sono i compiti più importanti e urgenti, da portare a termine il prima possibile; nel secondo ci sono quelli importanti ma non urgenti, da programmare per un secondo momento; nel terzo quadrante sono collocati i compiti urgenti ma non importanti, che Eisenhower suggerisce di delegare; nell’ultimo quadrante, infine, vi sono i compiti non urgenti né importanti, che possono essere eliminati direttamente dalla lista.

Secondo voi qual è il consiglio più efficace?

 

 

 

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Soft skill per un lavoro di successo

13 novembre 2018

Redazione Federica.euRedazione Federica.eu, Notizie dallo staff

Nel mondo del lavoro sono le competenze a fare la differenza. Spesso si parla della differenza tra hard e soft skill, cioè tra le competenze misurabili e legate al proprio titolo di studio e alle esperienze lavorative, e quelle che invece dipendono dalle inclinazioni innate della persona. Queste ultime – le cosiddette soft skills – oggigiorno sono sempre più importanti: capacità trasversali come le doti relazionali e organizzative risultano fondamentali quando si cerca lavoro. Ma quali sono le soft skills più richieste? Ecco 4 abilità molto apprezzate da mettere in luce nel CV.

1. Flessibilità
In ottica perfettamente darwiniana, nel mondo del lavoro sopravvive chi riesce ad adattarsi meglio al cambiamento. In molte realtà aziendali le modifiche strutturali o strategiche sono all’ordine del giorno: ai dipendenti è quindi richiesto di sapersi adattare ed essere flessibili gestendo lo stress, sempre pronti ad imparare e a mettersi in discussione. In fase di colloquio, descrivete ai recruiter come avete affrontato un cambiamento lavorativo.

2. Team working
Sapersi integrare in un nuovo gruppo di lavoro ed essere capaci di lavorare con altri professionisti, creando un ambiente produttivo e armonioso, sono skill chiave. I progetti lavorativi sono dei veri e propri sport di squadra dov’è fondamentale comunicare, collaborare, rispettare gerarchie e compiti altrui.

3. Comunicazione
Viene considerata positiva la capacità di comunicare sia a voce che per iscritto in modo eloquente. Capire, farsi comprendere, presentarsi: comunicare è fondamentale per la riuscita lavorativa e la coesione del team.

4. Time management
“Il tempo è denaro”: il time management ha grande influenza sulla produttività di un’azienda. Tra le competenze “soft” più preziose vi sono le capacità di organizzare le attività in agenda, l’essere puntuali sulle scadenze e saper raggiungere un risultato nel minor tempo possibile e senza compromettere la qualità del lavoro. Il tutto gestendo anche lo stress provocato dai molti impegni.

5. Problem solving
Gestire in autonomia le proprie attività, essere motivati a comprendere, analizzare e affrontare i problemi sono abilità premiate sul posto di lavoro. Bisogna avere un atteggiamento positivo e soprattutto concreto in ogni situazione problematica: dalla stampante rotta a una criticità con un cliente fino a un ritardo da gestire.

Quali sono le vostre soft skill?

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Colloquio di lavoro: le 5 domande più frequenti

6 novembre 2018

Redazione Federica.euRedazione Federica.eu, Notizie dallo staff

Avete inviato il vostro curriculum e i selezionatori vi hanno contattato per un primo colloquio conoscitivo. Come comportarsi? I colloqui di lavoro sono sempre momenti carichi di tensione: vogliamo fare una buona impressione, presentarci al meglio e ottenere il posto. Per questo è fondamentale prepararsi e non improvvisare. L’intervista conoscitiva è uno dei primissimi step della selezione in cui il recruiter vorrà approfondire le esperienze lette nel CV e allo stesso tempo farsi un’idea della vostra personalità grazie ad alcune domande, ormai diventate un classico. Come rispondere? Ecco le 5 domande più comuni a un colloquio e come rispondere al meglio.

1. Mi parli di lei
Una domanda generica che spesso spaventa. Solitamente è più specifica e declinata in “Mi parli delle sue esperienze lavorative”: i selezionatori non sono interessati alla vita personale ma a tutto ciò che riguarda la sfera professionale. Descrivete nel dettaglio i vostri lavori passati e mettete in luce soprattutto gli aspetti che si sposano meglio con l’impiego per cui avete inviato la candidatura. Esempio: se vi candidate per una posizione di Project Management potete tranquillamente omettere che nell’estate del 2003 avete lavorato come baristi al chiosco sul mare!

2. Perché vuole cambiare lavoro?
Una domanda che mette sulle spine chi un impego ce l’ha già oppure chi ha lasciato di recente il posto. Non bisogna mai parlare male del vecchio datore di lavoro e dei colleghi. Agli addetti delle risorse umane non solo non interessano gli screzi tra collaboratori, ma lo sparare a zero sulla vecchia o attuale realtà lavorativa potrebbe mettervi in cattiva luce. Meglio rispondere che vorreste cambiare per avere nuove opportunità, per crescere professionalmente, ottenere più responsabilità e di conseguenza avere uno stipendio più alto.

3. Perché vuole lavorare per noi?
È importante dimostrare di conoscere almeno un po’ l’azienda a cui avete inviato il CV. Basta poco: visitate il sito web, informatevi sui loro lavori e sulla filosofia aziendale. Spesso la domanda viene declinata in “perché dovremmo scegliere proprio lei?” oppure “perché è adatto per questa posizione?”. Se sentite che la descrizione della posizione “vi calza a pennello” non abbiate paura di rispondere che è esattamente quello che già fate nel vostro impiego attuale. Potreste anche osare spiegando quale potrebbe essere il vostro contributo all’interno del team e suggerire eventuali miglioramenti.

4. Come si vede tra 5 anni?
La domanda vi viene posta per conoscere le vostre ambizioni e i vostri obiettivi e se sono conciliabili con le caratteristiche richieste. I recruiter vogliono inoltre capire se siete persone con ambizioni realistiche per non trovarsi davanti a futuri lavoratori che “vivono alla giornata”. Se tra cinque anni vi vedete in perenne viaggio a fotografare i monumenti del mondo capirete da soli che l’ambizione non va a braccetto con una posizione da project manager in una multinazionale che produce dolciumi.

5. Ha domande?
Adesso è il vostro turno! Durante la ricerca sull’azienda avrete sicuramente pensato a qualche domanda da fare oppure volete chiedere un ulteriore approfondimento sulla posizione lavorativa: è il momento giusto per farlo. Anche questa fase sarà molto importante per far capire agli addetti delle risorse umane la vostra motivazione. Giocatevi bene questa carta!

Qual è la domanda che più temete?