Hot spot

Redazione Federica.eu
Notizie dallo staff

MOOC

Redazione Federica.eu
Notizie dallo staff

Hot spot

L’ottima scuola

Pubblicato il 4 Mar 2016 in Hot spot

school
Flavia SantoianniFlavia Santoianni, Professore di Pedagogia generale e sociale

La complessità della società della conoscenza diffusa a volte può apparire inestricabile al singolo. Così i ragazzi preferiscono entrare all’interno di un mondo limitato, seppure estensibile, come il desktop di un pc o lo schermo di un telefono cellulare, e restarvi.

Il meccanismo darwiniano di selezione dei più adatti alla sopravvivenza, nelle mani di una Scuola Complessa, ha significato costruire sempre nuove difficoltà da superare, piuttosto che accompagnare per mano gli studenti per insegnargli a superarle. Così i libri di testo sono difficili, i percorsi intrecciati in modo interdisciplinare, le carriere scolastiche esigono crediti aggiuntivi, i programmi di studio sono sofisticati ma non congruenti con i successivi test; andrebbe tutto bene, se non fosse che così si ledono volontariamente i basilari principi adattivi. L’adattamento filogenetico cercava una sopravvivenza di specie, e un miglioramento delle condizioni di vita negli ambienti; la società complessa consente l’adattamento ontogenetico non di una specie, ma di pochi individui singoli, quelli che riescono a superare il digital divide e a decodificarne i codici di accesso. Gli altri restano fuori.

La Scuola di oggi, per essere Ottima, deve avere una parola d’ordine: semplificare. Semplificare i libri di testo, perché per Berthoz la semplessità è alla base del vivente; semplificare l’accesso al digitale, attraverso percorsi che non presumano già competenze pregresse; semplificare le lezioni, perché – come scoprirete nel corso MOOC Modelli di insegnamento e di apprendimento – la mente elementare, attraverso l’apprendimento implicito, guida gran parte delle nostre azioni; semplificare la valutazione Invalsi o preparare gli studenti ad affrontarla; semplificare la conoscenza, perché poche informazioni, ma ben comprese, core knowldege,  possono sostenere il rapporto adattivo con l’ambiente, aprire al cambiamento e mantenere viva la relazione con gli altri individui.

Eravamo soltanto negli anni ‘90 quando fu coniato il termine information worker, presto sostituito da quello più consono a fronteggiare i rapidissimi mutamenti della società, il termine knowledge worker, in quanto – con buona pace di McLuhan – il suo villaggio globale si andava esponenzialmente complessificando, sino a diventare una inestricabile giungla, seppur glocale, e per di più pronta a liquefarsi secondo Bauman. La dimensione individuale è oggi “rifugio” e può divenire ambiente univoco di riferimento; come spiega Masullo, il progressivo assolutizzarsi del soggetto comporta l’allontanamento da ogni dimensione comunitaria e da un riconoscimento propriamente umano dell’altro da sé. L‘organismo più grande di Damasio, cioè l’ambiente esterno all’individuo, è ormai inospitale. La società complessa analizzata da Morin ha incrementato il livello di sofisticazione della conoscenza; ma ha allontanato l’uomo da essa.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *