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Lavoro: le professioni del futuro

17 luglio 2018

Redazione Federica.euRedazione Federica.eu, Notizie dallo staff

Il mercato del lavoro è in costante mutamento: giorno dopo giorno aumentano le sfide per lavoratori e aziende, di fronte a un mondo che cambia (in)seguendo la scia delle nuove tecnologie. Eppure in questo scenario, tutt’altro che stabile e facile da inquadrare, esistono due punti fermi, anzi due parole d’ordine che possono aiutarci a rimanere competitivi e al passo con i tempi: flessibilità e formazione continua (il 39% di loro sostiene di aggiornarsi almeno ogni sei mesi).
Vent’anni fa nessuno poteva prevedere un tale impatto dei Social Network e la nascita di figure professionali volte a gestire il marketing e le community in rete. Allo stesso modo, nei prossimi decenni, nasceranno nuovi lavori che oggi non siamo ancora in grado di immaginare: secondo una ricerca del World Economic Forum, il 65% dei bambini di oggi svolgerà una professione che attualmente non esiste.
E se non possiamo prevedere il futuro, neanche con l’aiuto di una sfera di cristallo, possiamo imparare a leggere i dati che non solo ci aiutano a capire la società odierna per interpretarne le evoluzioni future, ma ci aiutano a capire quali saranno le professioni più richieste tra qualche anno.

Ecco 4 settori chiave nel futuro del mondo del lavoro:

1) E-commerce
Nonostante in molte province si continui a investire nella costruzione di grandi centri commerciali, i negozi e gli acquisti online sono in costante crescita: tra non molto gli esperti in e-commerce saranno più richiesti dei commessi. L’esperienza di shopping si evolve integrando esperienza online e offline: studiare e specializzarsi nel settore delle tecnologie applicate allo shopping può essere, perciò, un’ottima mossa per trovare lavoro.

2) Big Data
Viviamo nella Big Data Age: un mondo sempre connesso a Internet che produce milioni di dati al minuto, un vero e proprio “petrolio” del nuovo capitalismo digitale che ha fatto la fortuna dei giganti della new economy. Che si tratti di dati utili alle aziende o dati sensibili da proteggere, in futuro saranno maggiormente ricercate figure capaci di analizzarli e gestirli.
Se vi interessa questo ambito, date un’occhiata al corso di Analisi dei Dati.

3) Programmazione
Dalla seconda rivoluzione industriale in poi, viviamo nella costante paura di essere sostituiti dalle macchine e dai robot. Probabilmente negli anni a venire molte professioni scompariranno, ma ne nasceranno delle nuove: qualcuno dovrà pur programmare e gestire i macchinari! Imparare a programmare sarà fondamentale per trovare un impiego e si prevede nasceranno figure professionali come programmatori di intelligenze artificiali, robotic engineer, esperti di cybersicurezza.
Per non farsi trovare impreparati, su Federica Weblearning è disponibile il MOOC Laboratorio di Programmazione.

4) Cura della persona
Se in alcuni ambiti come il manifatturiero, l’agricoltura e la pesca la manodopera rischia di essere rimpiazzata dalle macchine, ce ne sono altri in cui l’uomo non può essere sostituito, come nel settore della cura alla persona, con infermieri, badanti e care giver. In Italia, infatti, il 22,3% della popolazione ha più di 65 anni, una percentuale destimata ad aumentare nei prossimi anni. Con una nazione che invecchia, sarà in crescita la richiesta di figure in grado di prendersi cura dei più anziani ma anche professionisti in grado di starci vicino nei momenti difficili, come gli psicologi.

Secondo voi come sarà il mondo del lavoro nel 2030?

5 risposte a “Lavoro: le professioni del futuro”

  1. Alberto ha detto:

    A mio parere si pensa spesso di aggiungere nuove figure al servizio dell’innovazione tecnologica, che sicuramente saranno parte di un mondo futuro, ma non è sbagliato a mio avviso aprire anche ad attività che opereranno guardando al passato. Mi spiego meglio, in alcuni ambiti delle attività umane è stato prodotto un enorme cumulo di “rifiuti” , nel vero senso del termine, e per quanto riguarda il senso civico della persona. Ecco, a me sembra che per quanto ci spingiamo in avanti con il progresso (inteso come cose e attività da aggiungere all’esistente) al genere umano, rischiamo di “lasciare in giro,e indietro” veramente troppe persone, che si troveranno a condurre un’esistenza, per mancanza di mezzi o di coinvolgimento sociale, ai margini di un mondo apparentemente moderno ma non in grado di coinvolgere almeno buona parte della società, quanti ne resteranno esclusi costituiranno sacche di emarginazione con bisogni di assistenza e tutele. In futuro secondo me avremo bisogno della collaborazione di quante più persone possibile, concentrando la competitività in alcune attività strategiche per il paese . Ecco a me piacerebbe nel 2030 non pormi più la domanda : “rischio anch’io di essere lasciato indietro ?”. Sperando di aver fornito un piccolo contributo di discussione, distinti saluti e buon lavoro a tutti.

    • Redazione Federica.eu Redazione Federica.eu ha detto:

      Sì Alberto, grazie per aver sollevato questi punti, speriamo che diventerà un impegno condiviso da tutti.

  2. nadia ha detto:

    i robot lavoreranno , i guadagni saranno equamente distribuiti a tutti gli abitanti del pianeta : utopia ?

  3. Sandra ha detto:

    Non conosciamo il futuro, ma il passato impastato nel presente.Penso che si debbano studiare “transizioni” passaggi, ponti tra tradizioni e ciò che ora ci appare proiettato verso il domani. Per esempio , domani ci saranno (che poi ci sono già) i robot AI , allora imparo gli algoritmi e come uscire dal loro ripetersi sempre uguale. Non basterà ? Allora imparo ad essere creativo. Da qui nuovi lavori, vecchi lavori non importa, ma ipotizzati con fantasia.

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