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Il 23 settembre si celebra in tutto il mondo la Giornata dedicata alla Lingua dei Segni. Una ricorrenza istituita nel 2017 dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di promuovere l’identità linguistica e la diversità culturale di tutte le persone sorde e segnanti in generale.
A differenza di quello che si crede, la lingua dei segni non è una semplice traduzione in gesti di parole e frasi, ma una vera e propria lingua naturale, con una sua struttura morfologica, una sua sintassi e le sue regole e può essere anche estremamente complessa e sofisticata. Tanto che non esiste una lingua dei segni universale: ciascuna comunità ha la sua. 
Comuni a tutte le lingue dei segni sono però i canali di comunicazione: quello visivo e quello gestuale. I segni possono essere compiuti con una o con entrambe le mani e ogni segno e ogni espressione del viso ha un significato preciso e codificato, esattamente come avviene con le parole. 
In Italia la LIS, la Lingua dei Segni Italiana, è stata riconosciuta ufficialmente soltanto a maggio 2021 dopo una lunga e dura lotta da parte della comunità sorda. 

Le caratteristiche della Lingua dei Segni 

Ogni segno può essere scomposto in otto componenti di due tipi diversi, ovvero manuale o non manuale: movimento, orientamento, configurazione e luogo, riguardano le componenti manuali del segno mentre sguardo, espressione facciale, labializzazione e busto costituiscono il secondo tipo di componente.
Essendo una lingua che utilizza il canale visivo per sostituire il tono della voce – così importante nelle conversazioni parlate – la lingua dei segni sfrutta l’espressione facciale. Ci sono espressioni per le domande dirette (mangi? dormi?), per quelle complesse (quando vieni? cosa studi?) espressioni per indicare delle frasi all’imperativo (studia! leggi!) e altre per le frasi relative (il piatto che ho mangiato, la persona che aspettavo).
Dal punto di vista della struttura una lingua dei segni può essere molto diversa dalla lingua parlata dello stesso paese. La LIS ad esempio, a differenza della lingua italiana parlata, non segue una struttura che prevede l’ordine soggetto-predicato-oggetto, ma ha una struttura differente, simile al latino, in cui il verbo è posto al termine della frase, ovvero soggetto-oggetto-predicato. 
Ma le differenze, rispetto alla lingua parlata, sono tante, un’altra riguarda ad esempio la coniugazione del verbo, che non segue il tempo, ma viene coniugato in relazione al soggetto e all’oggetto dell’azione.
Mentre la concordanza di nomi, aggettivi e verbi non si basa sul genere maschile e femminile ma sulla posizione nello spazio in cui il segno viene realizzato. 

I MOOC in LIS

Per promuovere una maggiore inclusività e per abbattere le barriere che rendono più complessa la formazione dei membri della comunità sorda, Federica ha creato il programma “Corsi Online e Accessibilità: MOOC in LIS” che dà la possibilità, grazie al digitale, di superare tutte gli ostacoli alla comunicazione. 
Con il supporto di un interprete professionale LIS, Federica ha tradotto il cluster “Semplificazione Amministrativa”, un programma finalizzato alla crescita e alla formazione degli operatori pubblici e privati che lavorano con la PA. Il prossimo obiettivo è ampliare l’offerta formativa, partendo dal corso di Smartworking, e rendere disponibile l’insegnamento di ancora più discipline in formato MOOC in LIS per garantire accessibilità massima e abbattere ogni genere di discriminazione. (https://aaluminum.com)
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