Qualcosa è cambiato.
Ce lo dicono i racconti della generazione che ci ha preceduto e gli esperti della scienza politica.

L’iperconnessione, l’iperpersonalizzazione sui social e il data mining oltre ad aver dato nuovi connotati alla nostra vita privata e associata intervengono, inevitabilmente, anche nel modo di fare politica e di essere un politico oggi. Ci siamo accorti che le piazze virtuali, attirano folla e adesioni come – e anche più – dei comizi nelle piazze reali (come non pensare al “caso Trump”?) e ci siamo resi conto che talvolta le ideologie e valori di partito rischiano di confondersi con umori e “tendenze” del momento.

Non mancano voci “apocalittiche” sugli effetti della rivoluzione digitale nella politica, come quella del filosofo sud-coreano Byung-Chul Han che in un breve saggio di qualche anno fa domandava:

«Sarebbe forse necessaria una “smart policy” che renderebbe del tutto superflue le elezioni, le campagne elettorali, il Parlamento, le ideologie e le assemblee dei membri una democrazia digitale, nel quale il tasto “mi piace” sostituirebbe integralmente la scheda elettorale? A cosa servono oggi i partiti quando ogni singolo è esso stesso un partito, quando le ideologie, che una volta costituivano un orizzonte politico, si disgregano in un’infinità di opinioni e opzioni individuali? Fino a che punto la democrazia è pensabile anche senza discorso?». (Byung-Chul Han, Nello sciame. Visioni del digitale, Nottetempo, 2015).

Ma quale è davvero lo stato di salute delle nostre democrazie e come stanno cambiando? 

Per orientarsi e comprendere al meglio i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nella politica e nelle scelte di policy messe in atto dai governi Federica ha realizzato il nuovo MOOC Innovazione Politica Digitale.

Grazie alla riflessione condotta dal Prof. Fortunato Musella, professore di Scienza Politica dell’Università di Napoli Federico II, sono presentate le caratteristiche basilari della democrazia e i suoi attori principali inquadrati nell’ecosistema digitale. A partire, innanzitutto, dalla maggiore presenza di partiti “personali” dove il leader, grazie anche alla cassa di risonanza perenne garantita dai social media, diventa una figura chiave di questo cambio di prospettiva, come è stato evidenziato nei lavori del professor Mauro Calise (es. Il partito personale; La democrazia del leader; Il Principe Digitale – quest’ultimo scritto insieme al Prof. Musella – tutti editi da Laterza), presenti tra i riferimenti teorici del corso.

Senza fermarsi solo ai rischi tesi dalla rete al vecchio modo di fare politica, il corso considera un approccio costruttivo al cambiamento. Tra l’altro, il digitale può diventare uno strumento per migliorare la formulazione e la valutazione delle politiche pubbliche, partendo da un nuovo concetto di engagement pubblico.
Perché, come viene specificato nel corso, «in chiave democratica, si tratta di capire come le nuove tecnologie possano impattare sui principi e i meccanismi della politica restituendo al cittadino la sua sovranità invece che indebolendo – come pure per molti versi si teme – la sua posizione».

Per saperne di più iscriviti a Innovazione Politica Digitale.